Silvia Pappalardo

Disturbi psicologici in gravidanza e nel post-partum: come riconoscerli e quando chiedere aiuto.

Due sono le macrocategorie di disturbi che si osservano frequentemente associate alla gravidanza: i disturbi dell’umore e i disturbi d’ ansia.  Queste due macro categorie diagnostiche condividono alcuni sintomi, quali: disturbi del sonno e della concentrazione, timore verso il futuro, vissuti di impotenza.

Spesso accade che il disagio si manifesti inizialmente attraverso un disturbo d’ansia, che evolve poi in un disturbo dell’umore se e quando la donna non trova delle forme di aiuto risolutive e il suo malessere tende a cristallizarsi, tanto da implicare un cambiamento nella strutturazione del sé e sulla visione del mondo circostante.

Per quanto riguarda i disturbi d’ansia è importante sottolineare che l’ansia è un elemento che, per tante donne, caratterizza tutto il periodo della gravidanza: infatti molte madri manifestano apprensione circa i cambiamenti fisici, psicologici ed emotivi in atto e mostrano preoccupazione per la salute del bambino, le capacità genitoriali e la relazione coniugale.  Recentemente è stato riconosciuto un importante disturbo afferente all’area della perinatalità: il disturbo da stress post-traumatico post-partum.

Il parto infatti si configura come un’esperienza potenzialmente traumatica e stressante, a causa degli alti livelli di stress, del timore per il dolore fisico e per la salute del bambino.  Il disturbo da stress post-traumatico  post-partum  è un disturbo ansioso e come tale è connotato da una visione del sé come vulnerabile, della realtà come imprevedibile e degli altri come inaffidabili; risultano perciò fondamentali le aspettative della donna rispetto all’esperienza e le modalità soggettive con cui affronta l’evento. I sintomi che lo caratterizzano  sono principalmente di due tipologie: sintomi che portano a rivivere l’evento traumatico, attraverso pensieri intrusivi, ricordi, incubi, flashback; sintomi di evitamento delle situazioni collegate all’evento stressante. 

Nel disturbo da stress post-traumatico post-partum l’evitamento può arrivare a coinvolgere il neonato e il partner, causando gravi disagi nell’interazione madre-bambino e nella relazione di coppia. I fattori che predispongono la madre all’insorgenza di PTSD sono stati individuati in: ansia di tratto; tocofobia e problematiche fisiche o psicologiche durante la gravidanza; precedente esperienza di parto vissuto in modo traumatico e abuso sessuale subito durante l’infanzia. Sono invece ritenuti fattori precipitanti: la percezione di un dolore insopportabile durante il travaglio, interventi ostetrici inaspettati; paura di morire o di arrecare danno al bambino; sentimenti di perdita di controllo. 

Gli eventi che possono rendere il parto un’esperienza particolarmente traumatica sono: morte del bambino, parto d’urgenza, sofferenza fetale.

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